Per porre fine al confinamento della nostra lotta e delle nostre amicizie

Questo testo è portato da persone sotto investiga nel quadro delle indagine giudiziarie aperte su attivisti di Bure. E’ stato scritto attraverso complessi passaggi avanti e indietro a causa delle loro « controllo giudiziarie » (traduzione : è più o meno simile alla sorveglianza speciale in Italia) che richiedono loro di « astenersi dall’entrare in contatto » tra loro. Attraverso questa tribuna, esse desiderano riappropriarsi come meglio possono di un’espressione collettiva di fronte a questa repressione atomizzante.

Non avere il diritto di vedere degli amici. Metterli a serio rischio se uno ci prova nonostante tutto. Questa è stata la dolorosa realtà di decine di milioni di persone per più di un mese. È nostro da quasi due anni ormai. Due anni, tutto qui, ma senza aperitivi in videoconferenza e senza telefonate per vedere se stai bene. Nient’altro che notizie che passano di persona in persona: « X è depresso da qualche mese ma ora sta meglio, gli manchi », « Y si è sposato, non lo sapevi? « ,  » Z è stato appena aggiunto al file, non si può più parlare con lui, mi dispiace « . Cose del genere, astratte, disincarnate.

Due anni che nostra vita quotidiana e la nostra lotta è cambiata: tutto è stato improvvisamente fermato, sospeso per diversi giorni in custodia della polizia, e da allora tutto ha dovuto essere riorganizzato, tagliando le nostre libertà fondamentali. Due anni di divieto di libera circolazione, di libera riunione, di libera espressione, di libera difesa. Il rischio? Direttamente il carcere « in custodia cautelare » per mancato rispetto del controllo giudiziario, in quanto uno di noi ha avuto l’amara e troppo lunga esperienza per diversi mesi.

Questa storia non inizia con un virus, ma altrettanto. Si parte dall’idea di raccogliere le scorie radioattive più pericolose prodotte dall’industria nucleare nello stesso luogo, nella Meuse, e di seppellirle 500 metri sottoterra, in spregio alle generazioni future e, soprattutto, alle attuali popolazioni locali alle quali era stato promesso un semplice laboratorio di ricerca e posti di lavoro. Per 30 anni, la resistenza si è accumulata, con alti e bassi. Nel giugno 2016, ha trovato un nuovo slancio con l’occupazione del sito. Nel giugno 2017 è stata aperta un’inchiesta per « associazione di malfattori » (articolo 450-1 del codice penale, tutti i diritti derivanti dalle Rogue Laws del 1890) in relazione a diverse manifestazioni e azioni condotte contro il progetto. Nel giugno 2018, dopo mesi di intercettazioni, sorveglianza e intimidazioni, sono stati emessi i primi capi d’accusa, accompagnati da una revisione giudiziaria, che equivaleva già a una condanna.

Sono stati quindi quasi due anni di sentirsi come gli oggetti di una caccia di stato, di diffidare del telefono, di parlare del nucleare solo a bassa voce, di non poter più proiettarsi nel futuro sotto questa spada di Damocle. Due lunghi anni sotto controllo giudiziario, senza potersi abbracciare, senza potersi dare notizie, senza poter compiere il gesto umano di scrivere a un amico in prigione per dirgli che lo pensiamo. Due anni di riflessione su come organizzare il minimo incontro in modo da non incontrarci, di contare su altri per condividere gli eventi, di calcolare in anticipo i nostri movimenti.

Tutto questo per cosa? Forse perché un ministro, che è stato dimenticato, voleva mostrare i suoi muscoli? O perché il nostro giudice istruttore spera in una promozione per eccesso di zelo? O perché Cigeo deve fare tutto il necessario per mantenere in vita l’industria nucleare? Leggendo questi articoli sulla stampa [1], che hanno il merito di dare una visione d’insieme dell’indagine, dei suoi mezzi tecnologici, della sua portata e della sua potenza, ci si rende conto di un fatto evidente che si è intrecciato nello stomaco: siamo stati un laboratorio per il loro « mondo dopo » … Oggi più che mai, non ci rassegniamo a lasciare che questo meccanismo continui a schiacciarci, vogliamo, dobbiamo fermarlo. Quindi prendiamo di nuovo la parola per riaffermare sei semplici verità in questa materia:
Un caso di posto vacante siderale

UN DOSSIER D’INDAGINE DI UNA VAQUITÀ SIDERALE

1. Il nucleare è sempre stato e rimane uno scandalo indicibile. Nega qualsiasi democrazia, fa correre alla gente rischi sconsiderati, inquina interi territori, sfrutta le popolazioni dei paesi produttori di uranio e serve folli interessi finanziari e militari.

2. In questa inchiesta giudiziaria, nonostante metri cubi di materiale sequestrato, gigabyte di dati sequestrati e migliaia di ore di intercettazioni telefoniche (16 anni cumulati secondo Mediapart e Reporterre), le investigatizione, la cui nullità è stata sollevata dal nostro avvocato, si basano su decine di migliaia di pagine di un vuoto siderale.

3. Questa istruzione da sola è già costata almeno 20 volte di più del costo del danno che l’ha motivata.

4. La messa sotto indagine di un avvocato del movimento (e il suo divieto di esercitare la professione nell’ambito di questa indagine) costituisce una grave violazione dei diritti della difesa. Si aggiunge ai numerosi pregiudizi e alle pratiche inaccettabili che il Tribunale di primo grado di Bar-le-Duc ha dimostrato in numerose occasioni nei confronti degli oppositori del progetto Cigéo (un rapporto edificante e lapidario dell’LDH nel 2018 ne è la testimonianza).

5. L’indagine per associazione a delinquere serve essenzialmente a due scopi: da un lato, disorganizzare la lotta contro Cigéo e, dall’altro, fornire informazioni approfondite sui movimenti di protesta francesi ed europei.

6. I controlli giudiziari, mantenuti ben al di là di quanto generalmente praticato, nonostante il ricorso alla Corte di Cassazione, non sono in alcun modo legittimati dalle esigenze dell’indagine e mirano solo a metterci a tacere terrorizzandoci e atomizzandoci.

Quindi ora basta così. Questa indagine e la limitazione abusiva delle nostre libertà devono cessare: nostr* avvocat* hanno presentato una richiesta per la revoca dei nostri controlli giudiziari, per la cessazione di questa indagine e per l’abbandono di qualsiasi procedimento giudiziario. Ma se un giorno dovessimo affrontare un processo inevitabilmente politico, saremmo pront*.

Delle-gli investigat* di Bure

11/05/2020


Article publié le 31 Mai 2020 sur Bureburebure.info