L’evoluzione del pensiero critico di Maximilien Rubel lo ha condotto a formulare l’ipotesi che Marx sia stato un teorico dell’anarchismo. È facile immaginare come quest’idea non abbia sollevato l’entusiasmo dei marxisti, nĂ© tanto meno quello degli anarchici. Il fatto Ăš che le contrapposizioni fra Marx e gli anarchici della sua epoca furono tali che, se si accettasse l’idea di un Marx teorico dell’anarchismo, si sarebbe costretti a respingere dal “pantheon” anarchico tutti gli altri, cosa che evidentemente semplificherebbe il dibattito… rendendolo inutile.

Questa tesi pone inoltre un altro problema : lo “spazio” dei teorici anarchici Ăš giĂ  largamente occupato da individui, alcuni dei quali contemporanei di Marx, che non hanno mai preso in considerazione una simile congettura e di cui si puĂČ dire, senza tema di smentita, che l’avrebbero scartata vigorosamente. Maximilien Rubel Ăš dunque nella scomoda situazione di chi si trova solo contro tutti. Peggio, egli pone lo stesso Marx in tale scomoda posizione in quanto, avendo combattuto per tutta la vita contro gli anarchici — in particolare Proudhon e Bakunin â€”, l’autore del Capitale si troverebbe investito di un ruolo che egli stesso, i suoi avversari e i suoi partigiani avrebbero respinto, ma di cui Rubel si propone di dimostrare la fondatezza.


Article publié le 26 Sep 2020 sur Monde-nouveau.net